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Giacomo Leopardi
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mwcwGiacomo Taldegardo Francesco Salesio Saverio Pietro Leopardi (Recanati, 29 giugno 1798cite-ref-2[2] – Napoli, 14 giugno 1837) è stato un poeta, filosofo, scrittore e filologo italiano.

È ritenuto uno dei più importanti poeti italiani dell'mwegOttocento e una delle più importanti figure della mwewletteratura mondiale, nonché uno dei principali esponenti del mwfaromanticismo letterario, sebbene abbia sempre criticato la corrente romantica di cui rifiutò le illusioni in nome di quello che definiva "l'arido vero", ritenendosi vicino al mwfqclassicismo. La profondità della sua riflessione sull'esistenza e sulla condizione umana — di ispirazione mwfgsensista e mwfwmaterialista — ne fa anche un filosofo di spessore. La qualità lirica della sua poesia lo ha reso un protagonista centrale nel panorama letterario e culturale internazionale, con ricadute che vanno molto oltre la sua epoca.

Leopardi, intellettuale dalla vastissima cultura, inizialmente sostenitore del mwgqclassicismo, ispirato alle opere dell'antichità greco-romana, ammirata tramite le letture e le traduzioni di mwggMosco, mwgwLucrezio, mwhaEpitteto, mwhqLuciano e altri, approdò al Romanticismo dopo la scoperta dei poeti romantici europei, quali mwhgByron, mwhwShelley, mwiaChateaubriand, mwiqFoscolo, divenendone un esponente principale, pur non volendo mai definirsi romantico. Le sue posizioni materialistiche, derivate principalmente dall'mwigIlluminismo, ma sviluppatesi successivamente in un compiuto sistema filosofico e poetico,cite-ref-3[3] si formarono invece sulla lettura di filosofi come il mwjwbarone d'Holbach,cite-ref-4[4] mwlaPietro Verri e mwlqCondillac,cite-ref-5[5] a cui egli unisce però il proprio mwmgpessimismo, originariamente probabile effetto di una grave patologia che lo affliggevacite-ref-sganzerla-6-0[6]cite-ref-citati5-7-0[7]. Morì nel 1837 poco prima di compiere 39 anni, di mwowedema polmonare o mwpascompenso cardiaco, durante la grande epidemia di mwpqcolera a mwpgNapoli.

Il dibattito sull'mwqaopera leopardiana a partire dal Novecento, specialmente in relazione al pensiero esistenzialista fra gli mwqqanni trenta e mwqgcinquanta del Novecento, ha portato gli esegeti ad approfondire l'analisi filosofica dei contenuti e significati dei suoi testi. Per quanto resi specialmente nelle opere in prosa, essi trovano precise corrispondenze a livello lirico in una linea unitaria di atteggiamento esistenziale. Riflessione filosofica ed empito poetico fanno sì che Leopardi, al pari di mwqwBlaise Pascal, mwraSchopenhauer, mwrqKierkegaard, mwrgNietzsche e più tardi di mwrwKafka, possa essere visto come un esistenzialista o almeno un precursore dell'mwsaesistenzialismo.

Contents

Altrove
Opere
Note

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Biografia

Infanzia

Nacque il 29 giugno 1798 a mwtgRecanati, nello mwtwStato pontificio (oggi in mwuaprovincia di Macerata, nelle mwuqMarche), da mwuguna delle più mwuwnobili famiglie del paese, primo di dieci figli.cite-ref-8[8] Quelli che arrivarono all'età adulta furono, oltre a Giacomo, mwwaCarlo (1799-1878), mwwqPaolina (1800-1869), Luigi (1804-1828) e mwwgPierfrancesco (1813-1851).cite-ref-9[9] I genitori erano cugini fra di loro.cite-ref-10[10] Il padre, il mwywconte mwzaMonaldo, figlio del conte Giacomo e di Virginia dei mwzqmarchesi Mosca, nobili di mwzgPesaro, era un uomo di idee mwzwreazionarie e amante degli studi; la madre, la nobildonna mwaaAdelaide Antici, era una donna energica, molto religiosa fino alla superstizione, legata alle convenzioni sociali e a un concetto profondo di dignità della famiglia, motivo di sofferenza per il giovane Giacomo che non ricevette tutto l'affetto di cui sentiva il bisogno.cite-ref-11[11]cite-ref-12[12]

In conseguenza di alcune mwcgspeculazioni azzardate fatte dal marito,cite-ref-13[13]cite-ref-14[14] la contessa Adelaide prese in mano un patrimonio familiare fortemente indebitato, riuscendo a rimetterlo in sesto solo grazie a una rigida economia domestica.cite-ref-15[15] La rigidità della madre, i sacrifici economici e i pregiudizi nobiliari pesarono sul giovane Giacomo.cite-ref-16[16] Fino al termine dell'infanzia, Giacomo crebbe comunque allegro, giocando volentieri con i suoi fratelli,cite-ref-17[17] soprattutto con Carlo e Paolina che erano più vicini a lui d'età e che amava intrattenere con racconti ricchi di fervida fantasia.cite-ref-18[18]

Formazione giovanile

Ricevette la prima educazione, come da tradizione familiare, da due precettori ecclesiastici, il mwkggesuita don Giuseppe Torres fino al 1808 e l'mwkwabate don Sebastiano Sanchini fino al 1812, che influirono sulla sua prima formazione con metodi improntati alla scuola gesuitica. Tali metodi erano incentrati non solo sullo studio del latino, della teologia e della filosofia, ma anche su una formazione scientifica di buon livello contenutistico e metodologico. Nel Museo leopardiano a Recanati è conservato, infatti, il frontespizio di un trattatello sulla chimica, da lui composto insieme al fratello mwlaCarlo.cite-ref-19[19] I momenti significativi delle sue attività di studio, che si svolgono all'interno del nucleo familiare, sono da rintracciare nei saggi finali, nei componimenti letterari da donare al padre in occasione delle feste natalizie, la stesura di quaderni molto ordinati e accurati e qualche composizione di carattere religioso da recitare in occasione della riunione della Congregazione dei nobili.cite-ref-20[20]

Il ruolo avuto dai precettori non impedì, comunque, al giovane Leopardi di intraprendere un suo personale percorso di studi avvalendosi della mwngbiblioteca paterna molto fornita (oltre ventimila volumi)cite-ref-21[21] e di altre biblioteche recanatesi, come quella degli Antici, dei Roberti e probabilmente da quella di mwowGiuseppe Antonio Vogel, letterato alsaziano esule in mwpaItalia in seguito alla mwpqRivoluzione francese giunto a Recanati tra il 1806 e il 1809 come membro onorario della mwpgcattedrale della cittadina. Nel 1809 il giovane Giacomo compone il mwpwsonetto intitolato mwqaLa morte di Ettore che, come lui stesso scrive nellmwqq'mwqgIndice delle produzioni di me Giacomo Leopardi dall'anno 1809 in poi,cite-ref-22[22] è da considerarsi la sua prima composizione poetica. Da questi anni ha inizio la produzione di tutti quegli scritti chiamati "puerili".cite-ref-23[23]

Produzione dei "puerili"

Il corpus delle opere cosiddette "puerili"cite-ref-24[24] dimostra come il giovane Leopardi sapesse scrivere in latino sin dall'età di nove-dieci anni e padroneggiare i metodi di mwvgversificazione italiana in voga nel mwvwSettecento, come la mwwametrica barbara di mwwqFantoni, oltre ad avere una passione per le burle in versi dirette al precettore e ai fratelli.cite-ref-25[25]

Nel 1810 iniziò lo studio della mwxwfilosofia e due anni dopo, come sintesi della sua formazione giovanile, scrisse le mwyaDissertazioni filosofiche che riguardano argomenti di logica, filosofia, morale, fisica teorica e sperimentale (astronomia, gravitazione, idrodinamica, teoria dell'elettricità, eccetera). Tra queste si ricorda la mwyqmwygDissertazione sopra l'anima delle bestie. Nel 1812, con la presentazione pubblica del suo saggio di studi che discusse davanti a esaminatori di vari ordini religiosi e al mwywvescovo, si può far concludere il periodo della sua prima formazione, che è soprattutto di tipo mwzasei-mwzqsettecentesco ed evidenzia l'amore per l'erudizione oltre che uno spiccato gusto mwzgarcadico.cite-ref-26[26]

Formazione personale

Dal 1809 al 1816 Leopardi si immerse totalmente in uno "studio matto e disperatissimo",cite-ref-27[27] espressione da lui stesso coniata, che assorbì tutte le sue energie e che avrebbe recato gravi danni alla sua salute.

Apprese perfettamente il mw3wlatino (sebbene si considerasse sempre "poco inclinato a tradurre" da questa lingua in italianocite-ref-28[28]) e, senza l'aiuto di maestri, il mw5agreco antico. Seppure in modo più sommario apprese anche altre lingue: l'mw5qebraico,cite-ref-29[29]cite-ref-30[30] il mw7gfrancese,cite-ref-31[31] l'mw8winglese, lo mw9aspagnolo e il mw9qtedesco (nello mw9gZibaldone si trovano inoltre cenni ad altre lingue antiche, come il mw9wsanscritocite-ref-32[32]cite-ref-33[33]). Nel frattempo, nel 1812 cessa la formazione dell'abate Sanchini, il quale ritenne inutile continuare la formazione del giovane che ne sapeva ormai più di lui. Risalgono a questi anni la mwaqaStoria dell'astronomia del 1813, il mwaqeSaggio sopra gli errori popolari degli antichi del 1815, diversi discorsi su mwaqiscrittori classici, alcune traduzioni poetiche, alcuni mwaqmversi e tre mwaqqtragedie, mai rappresentate durante la sua vita, mwaqumwaqyLa virtù indiana, mwaqcmwaqgPompeo in Egitto e mwaqkmwaqoMaria Antonietta (rimasta incompiuta).cite-ref-34[34]

Per quanto riguarda la compilazione della mwaraStoria dell'astronomia Leopardi si avvalse di numerose fonti: il testo di base fu sicuramente la mwareStoria dell’astronomia di Bailly, ridotta in compendio dal signor mwariFrancesco Milizia, a partire dalle mwarmHistoires del celebre astronomo francese mwarqJean Sylvain Bailly.cite-ref-astronomia-35-0[35] L'opera, pubblicata nel 1791, terminava con la scoperta del pianeta mwarkUrano da parte di mwaroHerschel. Invece, il lavoro di Leopardi presenta ulteriori aggiornamenti, come ad esempio la scoperta di Cerere, Pallade, Giunone e della mwarscometa del 1811.cite-ref-astronomia-35-1[35] Per l'elaborazione del suo testo, Leopardi fece uso anche dellmwasa'mwaseAbrégé d’astronomie di mwasiJérôme Lalande (presente nella biblioteca di casa Leopardi nell’edizione del 1775), del mwasmDictionnaire de Physique di Aimé-Henri Pauliancite-ref-36[36] e delle storie di matematica inserite nel mwasgTacquet e nel Wolff. Inoltre Leopardi adoperò diverse opere generali come la mwaskStoria della letteratura italiana di mwasoGirolamo Tiraboschi, gli mwassScrittori d’Italia di Mazzuchelli e varie raccolte biografiche di alcuni ordini religiosi: mwaswWadding per i francescani, Quétif e Échard per i domenicani e così via. L'elenco di questi testi dimostra l’mwas0erudizione raggiunta dal giovane Leopardi.cite-ref-astronomia-35-2[35] Nella mwatiStoria dell'astronomia Leopardi lasciò anche trasparire i limiti del suo interesse per la matematica. Nulla, probabilmente, sapeva a proposito dei mwatmlogaritmi (ai quali invece il Bailly-Milizia aveva dedicato due pagine illustratrici) e sull'argomento si limitò a scrivere che «mwatqEnrico Briggs (…) avendo udita la invenzione de' logaritmi fatta da mwatuGiovanni Neper» aveva pubblicato un’opera al riguardo. Probabilmente, infatti, Leopardi non studiò mai i logaritmi, così come si arrestò alla mwatygeometria cartesiana e al mwatccalcolo differenziale.cite-ref-astronomia-35-3[35]

Iniziò nello stesso periodo anche le prime pubblicazioni e lavorò alle traduzioni dal latino e dal greco, dimostrando sempre di più il suo interesse per l'attività mwat0filologica. Le traduzioni erano spesso corredate da discorsi introduttivi e note: si ricordano gli mwat4Scherzi epigrammatici, tradotti dal greco nel 1814 e pubblicati in occasione delle nozze Santacroce-Torre dalla Tipografia Frattini di Recanati nel 1816, la mwat8mwauaBatracomiomachia nel 1815 e pubblicata su mwaueLo Spettatore italiano il 30 novembre 1816, gli mwauiidilli di mwaumMosco, il mwauqSaggio di traduzioni dell'mwauuOdissea, la mwauyTraduzione del libro secondo dell'mwaucEneide, il mwaugMoretum (un poemetto mwaukpseudo-virgiliano), e la mwauoTitanomachia di mwausEsiodo, pubblicata su «Lo Spettatore italiano» il 1º giugno 1817.cite-ref-37[37]

Nello stesso anno aveva di fatto esordito come poeta, pubblicando, sempre sulle pagine de mwaveLo Spettatore Italiano, un giovanile mwaviInno a Nettuno, e due odi greche corredate di traduzione latina; il giovane Leopardi presentò le opere come tratte dai lacerti di un manoscritto del XIV secolo, segnalatogli da un amico romano, che gli avrebbe inviato i testi, corredandoli delle traduzioni latine delle due odi (l'mwavmInno a Nettuno era invece presentato come versione italiana dello stesso Leopardi sulla base del testo greco, di cui vengono stampati solo il primo e l'ultimo verso). Si trattava di un gioco di finzione letteraria, essendo Leopardi autore di tutti e tre i testi.cite-ref-38[38]

Conversione letteraria: dall'erudizione al bello

Tra il 1815 e il 1816 si avverte in Leopardi un forte cambiamento, frutto di una profonda crisi spirituale, che lo porterà ad abbandonare l'erudizione per dedicarsi alla mwavopoesia. Egli si rivolge, pertanto, ai classici non più come ad arido materiale adatto a considerazioni filologiche, ma come a modelli di poesia da studiare. Seguiranno le letture di mwavsautori moderni come mwavwAlfieri, mwav0Parini,cite-ref-39[39] mwawiFoscolo e mwawmVincenzo Monti, che serviranno a maturare la sua mwawqsensibilità romantica.cite-ref-40[40] Ben presto egli legge mwawkmwawoI dolori del giovane Werther di mwawsGoethe, le opere di mwawwChateaubriand, di mwaw0Byron, di mwaw4Madame de Staël. In questo modo Leopardi inizia a liberarsi dall'mwaw8educazione paterna mwaxaaccademica e mwaxesterile, a rendersi conto della ristrettezza della cultura recanatese e a porre le basi per liberarsi dai mwaxicondizionamenti familiari. Appartengono a questo periodo alcune poesie significative come mwaxmLe Rimembranze, mwaxqL'Appressamento della morte e lmwaxu'mwaxyInno a Nettuno, nonché la celebre e non pubblicata mwaxcLettera ai Sigg. compilatori della Biblioteca Italiana, indirizzata nel luglio 1816 ai redattori della mwaxgrivista milanese, in risposta alla lettera mwaxkmwaxoSulla maniera e utilità delle traduzioni di Madame de Staël, apparsa sul primo numero, nel gennaio dello stesso anno.cite-ref-41[41]

Destinato dal padre alla carriera ecclesiastica per la sua fragile salute, rifiuterà di intraprendere questa strada.

Durante la sua vita Leopardi usò talvolta il mwayetitolo di cortesia di conte, anche se il titolo nobiliare era ancora detenuto dal padre, e fu concesso, in seguito alla morte di Giacomo e alla perdita del mwayimaggiorascato di Carlo per aver contratto un matrimonio sgradito alla famiglia, solo nel mwaym1837 al fratello Pierfrancesco (che succederà a Monaldo nel mwayq1847).

Problemi di salute

Nel 1815-1816 Leopardi fu colpito da alcuni seri problemi fisici di tipo mwaywreumatico, disagi psicologici che egli attribuì almeno in parte — come la presunta mway0scoliosi — all'eccessivo studio, isolamento e immobilità in posizioni scomode delle lunghe giornate passate nella biblioteca di Monaldo.cite-ref-42[42]

La malattia esordì con affezione polmonare e febbre e in seguito gli causò la deviazione della spina dorsale (da cui la doppia "mwazmgobba"), con mwazqdolore e conseguenti problemi cardiaci, circolatori, gastrointestinalicite-ref-sganzerla-6-1[6]) e respiratori (mwazkasma e mwazotosse), una crescita stentatacite-ref-citati5-7-1[7], problemi neurologici alle gambe (mwaz8debolezza, mwaaaparestesia con mwaaefreddo intensocite-ref-43[N 1]), alle braccia e alla vista, disturbi disparati e mwaaystanchezza continua; nel 1816 Leopardi era convinto di essere sul punto di morire.cite-ref-44[43]

Un'altra malattia di Leopardi fu la perdita della vista, che causò il parziale abbandono dei suoi studi intensi.

Il marchese Filippo Solari di Loreto scrive poco dopo a Monaldo Leopardi:

«L'ho lasciato sano e dritto, lo trovo dopo cinque anni consunto e scontorto, con avanti e dietro qualcosa di veramente orribile.»

Egli stesso si ispira a questi seri problemi di salute, di cui parlerà anche a mwaa8Pietro Giordani, per la lunga mwabacantica mwabeL'appressamento della mortecite-ref-45[44]cite-ref-46[45]cite-ref-47[46] e, anni dopo, per mwab4Le ricordanze, in cui ripensa a questo e definisce la sua malattia come un "cieco malor", cioè un male di non chiara origine, che gli fa pensare al mwab8suicidio assieme all'angusto ambiente:

«Mi sedetti colà su la fontana / Pensoso di cessar dentro quell'acque / La speme e il dolor mio. Poscia, per cieco / Malor, condotto della vita in forse, / Piansi la bella giovanezza, e il fiore / De' miei poveri dì, che sì per tempo / Cadeva…

»

L'ipotesi più accreditata per lungo tempo (diffusa già nel XIX secolo e sostenuta da medici di Recanati e da mwacyPietro Citati) è che Leopardi soffrisse della mwaccmalattia di Pott (gli studiosi scartano la diagnosi dell'epoca, più volte riproposta anche nel Novecento, di una normale scoliosi dell'età evolutiva)cite-ref-citati5-7-2[7], cioè tubercolosi ossea o mwacwspondilite tubercolarecite-ref-49[48], oppure dalla mwadespondilite anchilosante mwadigiovanile (secondo Erik P. Sganzerla), una sindrome mwadmreumatica autoimmune che porta a una progressiva ossificazione dei legamenti vertebrali con deformazione e rigidità del rachidecite-ref-sganzerla-6-2[6]cite-ref-50[49].

Nel decennio seguente l'apparire dei disturbi, alcuni medici fiorentini, come altri medici consultati in gioventù, a parte la deformità fisica asseriranno — probabilmente in maniera erronea — che numerosi disturbi del Leopardi erano dovuti a mwad0nevrastenia di origine psicologica (sempre in questo periodo comincia a soffrire di mwad4crisi depressive che taluni attribuiscono all'impatto psicologico della malattia fisica), come lui stesso a tratti sostenne, anche contro il parere di numerosi dottori.cite-ref-51[50]cite-ref-52[51]cite-ref-53[52]cite-ref-54[53]

«Ma io non aveva appena vent’anni, quando da quella infermità di nervi e di viscere, che privandomi della mia vita, non mi dà speranza della morte, quel mio solo bene mi fu ridotto a meno che a mezzo; poi, due anni prima dei trenta, mi è stato tolto del tutto, e credo oramai per sempre.»

(Lettera dedicatoria dei Canti, agli amici di Toscana, 1831)

Secondo il neurologo Sganzerla, propositore della tesi sulla spondilite al posto della tubercolosi, Leopardi non mostrava invece alcun segno di vera mwafedepressione mwafipsicotica, sfatando il mito sostenuto da Citati e dai mwafmlombrosiani come mwafqPatrizi e mwafuSergi.cite-ref-sganzerla-6-3[6]

Queste patologie comunque, se non condizionarono il suo pensiero in maniera diretta (come ribadito spesso da Leopardi), influenzarono comunque il suo pessimismo filosofico e lo spinsero a indagare le cause della sofferenza umana e il significato della vita da una prospettiva originale, divenendo, come affermato dal critico Sebastiano Timpanaro, "un formidabile strumento conoscitivo".

Conversione filosofica: dal bello al vero

Dopo il primo passo verso il distacco dall'ambiente giovanile e con la maturazione di una nuova mwaf4ideologia e mwaf8sensibilità che lo portò a scoprire il mwagabello in senso non arcaico, ma mwageneoclassico, si annuncia nel 1819 quel passaggio dalla poesia di immaginazione degli antichi alla poesia mwagisentimentale che il poeta definì l'unica ricca di mwagmriflessioni e convincimenti filosofici.cite-ref-55[54]

Mutamenti profondi del 1817 e "teoria del piacere"

Il 1817 fu per Leopardi, che giunto alle soglie dei diciannove anni aveva avvertito, in tutta la sua intensità, il peso dei suoi mwahemali e della condizione infelice che ne derivava, un anno decisivo che determinò nel suo animo profondi mutamenti. Consapevole ormai del suo desiderio di gloria e insofferente dell'angusto confine in cui, fino a quel momento, era stato costretto a vivere, sentì l'urgente mwahidesiderio di uscire, in qualche modo, dall'ambiente recanatese. Gli avvenimenti seguenti incideranno sulla sua vita e sulla sua attività intellettuale in modo determinante.cite-ref-56[55]

In questo periodo è anche la prima formulazione della "teoria del piacere", una concezione filosofica postulata da Leopardi nel corso della sua vita. La maggior parte della teorizzazione di tale concezione è contenuta nello mwahgmwahkZibaldone, in cui il poeta cerca di esporre in modo organico la sua visione delle passioni umane. Il lavoro di sviluppo del pensiero leopardiano in questi termini avviene dal 12 al 25 luglio 1820cite-ref-57[56].

«Da fanciulli, se una veduta, una campagna, una pittura, un suono ec. un racconto, una descrizione, una favola, un'immagine poetica, un sogno, ci piace e diletta, quel piacere e quel diletto è sempre vago e indefinito: l'idea che ci si desta è sempre indeterminata e senza limiti: ogni consolazione, ogni piacere, ogni aspettativa, ogni disegno, illusione ec. (quasi anche ogni concezione) di quell'età tien sempre all'infinito: e ci pasce e ci riempie l'anima indicibilmente, anche mediante i minimi oggetti. Da grandi, o siano piaceri e oggetti maggiori, o quei medesimi che ci allettavano da fanciulli, come una bella prospettiva, campagna, pittura ec. proveremo un piacere, ma non sarà più simile in nessun modo all'infinito, o certo non sarà così intensamente, sensibilmente, durevolemente ed essenzialmente vago e indeterminato. Il piacere di quella sensazione si determina subito e si circoscrive: appena comprendiamo qual fosse la strada che prendeva l'immaginazione nostra da fanciulli, per arrivare con quelli stessi mezzi, e in quelle stesse circostanze, o anche in proporzione, all'idea e al piacere indefinito, e dimorarvi. Anzi osservate che forse la massima parte delle immagini e sensazioni indefinite che noi proviamo pure dopo la fanciullezza e nel resto della vita, non sono altro che una rimembranza della fanciullezza, si riferiscono a lei, dipendono e derivano da lei, sono come un influsso e una conseguenza di lei; o in genere, o anche in ispecie; vale a dire, proviamo quella tal sensazione, idea, piacere ec. perché ci ricordiamo e ci si rappresenta alla fantasia quella stessa sensazione immagine ec. provata da fanciulli, e come la provammo in quelle stesse circostanze. Così che la sensazione presente non deriva immediatamente dalle cose, non è un'immagine degli oggetti, ma della immagine fanicullesca; una ricordanza, una ripetizione, una ripercussione o riflesso della immagine antica.»

(Zibaldone, pagg. 514-514, 1817-1832)

Corrispondenza con Pietro Giordani

Sempre nel 1817 egli scrisse al classicista mwaiyPietro Giordani che aveva letto la traduzione leopardiana del II libro dell'mwaicEneide e, avendo compreso la grandezza del giovane, lo aveva incoraggiato. Ebbero inizio così una fitta mwaigcorrispondenza e un rapporto di mwaikamicizia che durerà nel tempo.cite-ref-citati2-58-0[57] In una delle prime lettere scritte al nuovo amico, datata 30 aprile 1817, il giovane Leopardi sfogherà il suo malessere non con atteggiamento remissivo, ma polemico e aggressivo:

«Mi ritengono un ragazzo, e i più ci aggiungono i titoli di saccentuzzo, di filosofo, di eremita, e che so io. Di maniera che s'io m'arrischio di confortare chicchessia a comprare un libro, o mi risponde con una risata, o mi si mette in sul serio e mi dice che non è più quel tempo [...] Unico divertimento in Recanati è lo studio: unico divertimento è quello che mi ammazza: tutto il resto è noia»

Egli vuole uscire da quel "centro dell'inciviltà e dell'ignoranza europea" perché sa che al di fuori c'è quella vita alla quale egli si è preparato ad inserirsi con impegno e con studio profondo.cite-ref-citati2-58-1[57]

Nell'estate 1817 fissa le prime osservazioni all'interno di un diario di pensiero che prenderà poi il nome di Zibaldone, in dicembre si innamorerà della cugina, provando per la prima volta il sentimento d'amore. Pietro Giordani riconosce l'abilità di scrittura di Leopardi e lo incita a dedicarsi alla scrittura; inoltre lo presenta all'ambiente del periodico «mwajuBiblioteca Italiana» e lo fa partecipare al dibattito culturale tra classicisti e romantici. Leopardi difende la cultura classica e ringrazia Dio di aver incontrato Giordani che reputa l'unica persona che riesce a comprenderlo.cite-ref-citati2-58-2[57]

Primo amore

«Oimè, se quest'è amor, com'ei travaglia!»

(Il primo amore, v.3)

Nel luglio del 1817 Leopardi iniziò a compilare lo mwakimwakmZibaldone, nel quale registrerà fino al 1832 le sue riflessioni, le note filologiche e gli spunti di opere.

Lesse la vita di Alfieri e compilò il sonetto "Letta la vita scritta da esso" che toccava i temi della gloria e della mwakufama.cite-ref-59[58] Alla fine del 1817 un altro avvenimento lo colpì profondamente: l'incontro, nel dicembre dello stesso anno, con Geltrude Cassi Lazzari, una cugina di Monaldo, che fu ospite presso la famiglia per alcuni giorni, e per la quale Giacomo provò un amore inespresso. Egli scrisse in questa occasione il "Diario del primo amore" e l'"Elegia I", che verrà in seguito inclusa nei "Canti" con il titolo "Il primo amore".cite-ref-citati2-58-3[57]cite-ref-60[59]

Presa di posizione anti-romantica

Fra il 1816 e il 1818 la posizione di Leopardi verso il mwalqRomanticismo, che stava suscitando in quegli anni forti mwalupolemiche e aveva ispirato la pubblicazione del mwalymwalcConciliatore, va maturando e se ne possono avvertire le tracce in numerosi passi dello Zibaldone e in due saggi, la mwalgLettera ai Sigg. compilatori della "Biblioteca italiana", scritta nel 1816 in risposta a quella di Madama de Staël, e il mwalkDiscorso di un italiano attorno alla poesia romantica, scritto in risposta alle mwaloOsservazioni di mwalsDi Breme sul mwalwmwal0Giaurro di mwal4Byron.cite-ref-61[60]

Le due opere mostrano l'avversione, sul piano più strettamente concettuale, al Romanticismo. La posizione di Leopardi rimane fondamentalmente mwamqmontiana e mwamuneoclassica. Tuttavia, come si vedrà, quello che professava sulla pagina critica si rivelerà, poi, profondamente diverso dai risultati ottenuti nella poesia dove i temi e lo spirito saranno, invece, perfettamente in sintonia con la mentalità romantica.cite-ref-citati2-58-4[57]cite-ref-62[61]

Aveva, intanto, scritto le due mwam8canzoni ispirate a motivi mwanapatriottici mwanemwaniAll'Italia e mwanmmwanqSopra il monumento di Dante, che stanno ad attestare il suo spirito liberale e la sua adesione a quel tipo di letteratura di impegno civile che aveva appreso dal Giordani.cite-ref-citati2-58-5[57]

Il suo mwanomaterialismo mwansateo si pone in contrapposizione al mwanwRomanticismo mwan0cattolico predominante, dal quale lo separavano notevolmente anche il suo rifiuto di ogni speranza di progresso nella conquista della libertà politica e dell'unità nazionale, la sua mancanza di interesse per una visione storicistica del passato e per le esigenze di popolarità e di realismo nei contenuti e nella lingua.cite-ref-63[62]

Prima fase dell'ideologia leopardiana

«E il naufragar m'è dolce in questo mare.»

(Giacomo Leopardi, L'infinito, v.15)

Nel 1819 si riacutizzarono i problemi agli mwaouocchi.cite-ref-64[63] Tra il luglio e l'agosto, ormai maggiorenne, progettò la fuga e cercò di procurarsi un mwaoopassaporto per il mwaosRegno Lombardo-Veneto da un amico di famiglia, il conte Saverio Broglio d'Ajano, ma il padre lo venne a sapere e il progetto di fuga fallì. Se mai avesse lasciato la casa paterna senza il permesso della famiglia, avrebbe dovuto mantenersi a proprie spese.cite-ref-65[64] Fu nei mesi di depressione che seguirono che Leopardi elaborò le prime basi della sua filosofia e, riflettendo sulla vanità delle mwapasperanze e l'ineluttabilità del mwapedolore, scoprì la nullità delle cose e del dolore stesso. Iniziò intanto la composizione di quei mwapicanti che verranno in seguito pubblicati con il titolo di mwapmIdilli e scrisse mwapqmwapuL'infinito, mwapymwapcLa sera del dì di festa, mwapgmwapkAlla luna (originariamente, i titoli di queste ultime erano mwapoLa sera del giorno festivo e mwapsLa ricordanza), mwapwLa vita solitaria, mwap4Il sogno, mwaqaLo spavento notturno. Sono i cosiddetti "primi idilli" o "piccoli idilli". Qui confluirono i rimpianti per la giovinezza perduta e la presa di coscienza dell'impossibilità di essere felici.cite-ref-66[65]

Soggiorno a Roma e ritorno a Recanati

Nell'autunno del 1822 ottenne dai genitori il permesso di recarsi a Roma, dove rimase dal novembre all'aprile dell'anno successivo, ospite dello zio materno, Carlo Antici. A Leopardi Roma apparve squallida e modestacite-ref-69[68] al confronto con l'immagine idealizzata che egli si era figurata studiando i classici. Lo colpirono la corruzione della mwasiCuria e l'alto numero di mwasmprostitute, che gli fece abbandonare l'immagine idealizzata della donna, come scrive in una lettera al fratello Carlo del 6 dicembre.cite-ref-70[69]

Rimase invece entusiasta della tomba di mwaskTorquato Tasso, al quale si sentiva accomunato dall'innata infelicità (verso il Tasso, che renderà protagonista di una delle mwasomwassOperette morali, sarà debitore a livello stilistico e nella scelta di alcuni nomi più famosi dei suoi componimenti, come "Nerina" e "a Silvia",cite-ref-71[70] tratti dallmwata'mwatemwatiAminta).cite-ref-cita-citati-p214-225-72-0[71]

Nell'ambiente culturale romano Leopardi visse isolato e frequentò solamente studiosi stranieri, tra cui mwatgChristian Bunsen (mwatkministro del regno di mwatoPrussia e poi fondatore dell'Instituto di corrispondenza archeologica, successivamente divenuto mwatsIstituto archeologico germanico) e mwatwBarthold Niebuhr; quest'ultimo si interessò per farlo entrare nella carriera dell'amministrazione pontificia, ma Leopardi rifiutò.

Il mwat431 gennaio del mwat81823, nella mwauaBasilica dei Santi XII Apostoli in Roma, ascoltò l'orazione funebre per la morte di mwaueAntonio Canova, scritta e declamata da mwauiMelchiorre Missirini, già segretario dello scultore. Leopardi criticò l'orazione, ma tra lui e Missirini nacque comunque una duratura amicizia, testimoniata anche dai rispettivi epistolari.

Nell'aprile del 1823 Leopardi ritornò a Recanati dopo aver constatato che il mondo al di fuori di esso non era quello da lui sperato. Tornato a Recanati, Leopardi si dedicò alle canzoni di contenuto filosofico o dottrinale e, tra il gennaio e il novembre del 1824, compose buona parte delle mwauqmwauuOperette morali.cite-ref-73[72]

Lontano da Recanati: Milano, Bologna, Firenze, Pisa

Nel 1825 il poeta, invitato dall'editore mwavkAntonio Fortunato Stella, si recò a mwavoMilano con l'incarico di dirigere l'edizione completa delle opere di mwavsCicerone e altre edizioni di classici latini e italiani. A Milano, però, egli non rimase a lungo perché il clima gli era dannoso alla salute e l'ambiente culturale, troppo polarizzato intorno al Monti, gli recava noia.cite-ref-75[74]

Decise, così, di trasferirsi a mwaweBologna dove visse (al numero 33 di via Santo Stefano), tranne una breve permanenza a Recanati nell'inverno del 1827, sino al giugno di quello stesso anno mantenendosi con l'assegno mensile dello Stella e dando lezioni private. Nell'ambiente bolognese Leopardi conobbe il conte mwawiCarlo Pepoli, patriota e letterato, al quale dedicò un'mwawmepistola in versi intitolata mwawqAl conte Carlo Pepoli, che lesse il 28 marzo 1826 nell'Accademia dei Felsinei.cite-ref-76[75] Nell'autunno iniziò a compilare, per ordine di Stella, una "Crestomazia", antologia di mwawkprosatori italiani dal mwawoTrecento al mwawsSettecento che venne pubblicata nel 1827 alla quale fece seguito, l'anno successivo, una "Crestomazia" poetica. Uscivano intanto presso Stella le mwawwmwaw0Operette morali. Frequentò anche la casa del medico Giacomo Tommasini e strinse amicizia con la moglie Antonietta, patriota, e la figlia Adelaide (coniugata Maestri), sue ammiratrici,cite-ref-77[76]cite-ref-78[77] con la famiglia Brighenti e la cantante modenese Rosa Simonazzi Padovani.cite-ref-79[78]

Nel giugno dello stesso anno si trasferì a mwaxsFirenze, dove conobbe il gruppo di letterati appartenenti al mwaxwcircolo Vieusseux tra i quali mwax0Gino Capponi,cite-ref-80[79] mwayiGiovanni Battista Niccolini (amico e corrispondente di mwaymUgo Foscolo esule a mwayqLondracite-ref-81[80]), mwaykPietro Colletta, mwayoNiccolò Tommaseo e anche mwaysAlessandro Manzoni, che si trovava a Firenze per rivedere dal punto di vista mwaywlinguistico i suoi mway0Promessi Sposi. Divenne amico particolarmente del Colletta, ma fu in buoni rapporti anche con Capponi e Manzoni, sebbene quest'ultimo non condividesse le idee di Leopardi. Fu invece conflittuale il rapporto con Tommaseo, cattolico liberale fortemente avverso al razionalismo e al materialismo, il quale giunse a provare una forte avversione personale per Leopardi, attaccandolo ripetutamente su vari giornali (anche se ne riconosceva l'abilità stilistica nella prosa). Tommaseo arrivò a denigrare Leopardi per il suo aspetto fisico (cosa che farà, benché solo in corrispondenze private, anche il Capponi, irritato per la mway4Palinodia).cite-ref-cita-citati-p214-225-72-1[71]cite-ref-82[81]cite-ref-83[82] Leopardi risponderà nel 1836 con un mwazsepigramma diretto contro Tommaseo, oltre che nell'ottava strofa della detta mwazwPalinodia. Al marchese Gino Capponi (1835).cite-ref-84[83]cite-ref-85[84]

Nel novembre del 1827 si recò a mwa0yPisa, dove rimase fino alla metà del 1828. Grazie alla mitezza di quell'inverno, la salute di Leopardi ebbe dei miglioramenti che gli permisero di tornare alla poesia, che taceva dal 1823 (con l'eccezione della poco riuscita epistola in versi mwa0cAl conte Carlo Pepoli e del mwa0gCoro di morti nello studio di Federico Ruysch contenuto nel mwa0kmwa0oDialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie delle mwa0sOperette morali); compose la mwa0wcanzonetta in mwa00strofe mwa04metastasiane mwa08mwa1aIl risorgimento e il canto mwa1emwa1iA Silvia, inaugurando il periodo creativo detto dei Canti "pisano-recanatesi", chiamati anche "grandi idilli", in cui il poeta si cimenta nella cosiddetta mwa1mcanzone libera o leopardiana, il cui primo sperimentatore era stato mwa1qAlessandro Guidi, dalla cui lettura ne era venuto a conoscenza.cite-ref-86[85]

Ritorno a Recanati

«Vaghe stelle dell'orsa, io non credea

tornare ancor per uso a contemplarvi»

(Le ricordanze, vv. 1-2)

Il periodo di benessere era finito e il poeta, colpito nuovamente dalle sofferenze e dall'aggravarsi del disturbo agli occhi, fu costretto a sciogliere il contratto con Stellacite-ref-87[86] e già durante l'estate del '28 si recò a mwa2aFirenze nella speranza di riuscire a vivere in modo indipendente. Chiese aiuto ad alcuni amici: Tommasini gli propose una cattedra di mwa2emineralogia e mwa2izoologia a mwa2mMilano, ma il compenso era troppo basso e la materia poco consona alle conoscenze di Leopardi; Bunsen gli offrì la possibilità di una cattedra a mwa2qBonn o mwa2uBerlino, ma il poeta dovette subito declinare l'invito, poiché il clima tedesco era troppo rigido e freddo per la sua salute malferma. Leopardi allora progettò di mantenersi con un lavoro qualsiasi, ma le sue condizioni di salute non gli permisero nemmeno questo e fu quindi costretto a ritornare a mwa2yRecanati, dove rimase fino al 1830.

In questi «sedici mesi di notte orribile»cite-ref-88[87] Leopardi si dedicò nuovamente alla poesia e scrisse alcune delle sue liriche più importanti, tra cui mwa2wmwa20Le ricordanze (la cui ultima parte è dedicata a una giovane recanatese morta poco prima, Maria Belardinelli, da Leopardi chiamata Nerina), mwa24mwa28La quiete dopo la tempesta, mwa3amwa3eIl sabato del villaggio, mwa3imwa3mIl passero solitario (forse su un abbozzo giovanile) e il mwa3qmwa3uCanto notturno di un pastore errante dell'Asia.cite-ref-89[88] Queste poesie, a lungo denominate dai critici "mwa3ograndi idilli" o anche "secondi idilli", sono ora conosciute, insieme ad mwa3smwa3wA Silvia anche come "canti pisano-recanatesi".cite-ref-90[89] In questo periodo l'insofferenza per la sua città natale, da lui definita "natio borgo selvaggio",cite-ref-91[90] aumenta, proporzionalmente all'avversione per i recanatesi (mwa4ugente zotica, vil), che lo ritenevano un intellettuale superbo,cite-ref-92[91] tanto che anche i ragazzini del paese, secondo testimonianze postume, cantavano in sua presenza canzoncine denigranti del tipo: "Gobbus esto / fammi un canestro, / fammelo cupo / gobbo fottuto".cite-ref-93[92]

A Firenze dal 1830 al 1833

«Perì l'inganno estremo,

ch'eterno io mi credei.»

(A se stesso, vv. 2-3)

Intanto, nell'aprile del 1830, il Colletta, al quale il poeta scriveva della sua vita infelice, gli offrì, grazie a una sottoscrizione degli "amici di Toscana",cite-ref-94[93] l'opportunità di tornare a Firenze, dove il 27 dicembre 1831 fu eletto socio dell'mwa5oAccademia della Crusca.cite-ref-95[94] Nel febbraio del '30 l'Accademia della Crusca indice un premio letterario a cui Leopardi partecipa con le mwa58Operette morali, le quali però ottengono la preferenza del solo Gino Capponi. Il premio viene vinto dalla mwa6aStoria d'Italia di mwa6eCarlo Botta.

Per mantenersi accettò la sottoscrizione e progettò un giornale che avrebbe curato quasi da solo, mwa6mLo spettatore fiorentino, ma che non realizzerà a causa della burocrazia e del timore della censura. Nello stesso 1831 a Firenze curò la prima edizione dei suoi versi recante il titolo di mwa6qmwa6uCanti, partecipò ai convegni dei mwa6yliberali fiorentini e strinse infine una salda amicizia con mwa6cAntonio Ranieri, giovane mwa6gnapoletano esule e massone, futuro senatore del mwa6kRegno d'Italia, che durerà fino alla morte.cite-ref-96[95] Nel 1831, grazie alla fama di personalità liberale, fu eletto deputato dell'assemblea del mwa64governo provvisorio di Bologna (sorto dai mwa68moti del 1831), su designazione del Pubblico Consiglio di Recanati, ma non fa in tempo ad accettare la nomina (da lui mai richiesta) che gli austriaci restaurano il governo pontificio. I genitori decidono infine di concedergli un modesto assegno mensile che gli permette di sopravvivere; Leopardi accetta ma, reputandolo umiliante, decide di non tornare mai più a Recanati.cite-ref-97[96]

Fanny Targioni Tozzetti e conclusione delle Operette

Risale sempre a questo periodo la forte passione amorosa per mwa7sFanny Targioni Tozzetti (terzo e ultimo amore secondo i biografi, dopo Geltrude Cassi Lazzari e Teresa Malvezzi), moglie del medico fiorentino mwa7wAntonio Targioni Tozzetti e forse amante di Ranieri, conclusasi in una delusione, che gli ispirò il cosiddetto "mwa70ciclo di Aspasia", una raccolta di cinque poesie scritte tra il 1831 e il 1835 e che contiene: mwa74Il pensiero dominante, mwa8aAmore e morte, mwa8iConsalvo (in cui l'amore è visto ancora positivamente), la drammatica e scarna mwa8qmwa8uA se stesso e mwa8ymwa8cAspasia. In questa raccolta si manifestò il Leopardi più disilluso e disperato, orfano anche di quella tristezza nostalgica degli mwa8gIdilli, nella perdita dell'ultima illusione che gli era rimasta, quella dell'amore (mwa8kl'inganno estremo).cite-ref-98[97] mwa84Aspasia, seppur piena di rancore e sarcasmo contro Fanny, è considerata l'unica poesia d'amore (seppur per un amore ormai finito) scritta per una donna che egli frequentò realmente e intimamente, anche se solo in maniera mwa88romantica e intellettiva (per parte di lui; lei lo descrisse sempre come un amico e dopo la morte come una persona "disgraziata" a cui non voleva dare alcuna illusione); tuttavia nei primi versi, contenenti la descrizione fisica e caratteriale della Targioni, presentata come una "mwa9adonna fatale", si nota anche una tensione mwa9eerotica molto rara in Leopardi, il quale ribadisce ripetutamente il fascino esteriore esercitato dalla nobildonna.cite-ref-99[98]cite-ref-100[99]cite-ref-101[100] L'identificazione della donna con l'Aspasia poetica è data, più che dalle lettere di Leopardi, dalle affermazioni di Ranieri nei mwa94Sette anni di sodalizio e da alcune lettere tra lui e la Targioni Tozzetti. Tuttavia, se mwa98Aspasia accenna anche a toni polemici e mwa-amisogini, in cui Leopardi si dice felice di essersi perlomeno liberato della dipendenza affettiva verso l'amica, che descrive quasi come un servilismo morale di cui si vergogna, un "giogo" ormai spezzato,cite-ref-102[101] in una lettera a Fanny dei primi tempi si scorgono invece le riflessioni sull'mwa-uamore e la mwa-ymorte del periodo, che trovano l'esatta corrispondenza con alcuni versi di mwa-cConsalvo e con mwa-gAmore e morte:

«E pure

certamente l'amore e la morte sono le sole cose belle che ha il mondo, e le sole solissime degne di essere desiderate. Pensiamo, se l'amore fa l'uomo infelice, che faranno le altre cose che non sono né belle né degne dell'uomo

. Ranieri da Bologna mi aveva chiesto più volte le vostre nuove: gli spedii la vostra letterina subito ierlaltro. Addio, bella e graziosa Fanny. Appena ardisco pregarvi di comandarmi, sapendo che non posso nulla. Ma se, come si dice, il desiderio e la volontà danno valore, potete stimarmi attissimo ad ubbidirvi. Ricordatemi alle bambine, e credetemi sempre vostro.»

(Lettera da Roma, 6 agosto 1832)

«Due cose belle ha il mondo: / amore e morte. All'una il ciel mi guida / in sul fior dell'età; nell'altro, assai / fortunato mi tengo.»

(Consalvo, vv. 102)

Lo spostamento del mwa-wConsalvo nei Canti molto precedenti al ciclo, avvenuto dall'edizione napoletana, ha fatto pensare che il personaggio di Elvira sia ispirato anche a Teresa Malvezzi e non solo a Fanny.cite-ref-103[102]cite-ref-104[103] Per circa quattro anni frequenta molto spesso casa Targioni, cercando di avvicinarsi alla padrona di casa procurandole moltissimi autografi di scrittori e personaggi famosi, che lei collezionava. In questo periodo Leopardi diviene amico anche della contessa Carlotta de' mwa-uMedici Lenzonicite-ref-105[104], affascinata dalla grandezza intellettuale del poeta e conosciuta nel 1827, ma poi se ne allontanò.cite-ref-106[105] Secondo un'opinione minoritaria, la donna descritta negativamente come mwa-4Aspasia sarebbe stata Lenzoni.cite-ref-107[106]

Nell'autunno del 1831 si recò a mwbaqRoma con Ranieri per poi tornare a mwbauFirenze nel 1832; nel corso di questo anno scrisse i due ultimi dialoghi delle "Operette", Il mwbaymwbacDialogo di un venditore d'almanacchi e di un passeggere e il mwbagmwbakDialogo di Tristano e di un amico.cite-ref-108[107] Continuò a corrispondere epistolarmente per un periodo con la Targioni Tozzetti, seppure in maniera più fredda e distaccata.

Anni a Napoli (1833-1837)

Quando Ranieri tornò a Napoli, tra i due iniziò una fitta corrispondenza che ha fatto numerosi studiosi ritenere che tra Leopardi e Ranieri vi fosse un rapporto amoroso.cite-ref-109[108]cite-ref-110[109]cite-ref-111[110]cite-ref-112[111]cite-ref-113[112]cite-ref-114[113]

Pietro Citati però ritiene che si sarebbe trattato di un semplice e intenso affetto mwbck"platonico" assai diffuso nel XIX secolo, senza traccia di mwbcoomosessualità, come quello rivolto a suo tempo al Giordani.cite-ref-115[114]

In una di queste lettere il poeta scrive a Ranieri:

«Ranieri mio, tu non mi abbandonerai però mai, né ti raffredderai nell'amarmi. Io non voglio che tu ti sacrifichi per me, anzi desidero ardentemente che tu provvegga prima d'ogni cosa al tuo benessere; ma qualunque partito tu pigli, tu disporrai le cose in modo che noi viviamo l'uno per l'altro, o almeno io per te, sola ed ultima mia speranza. Addio, anima mia. Ti stringo al mio cuore, che in ogni evento possibile e non possibile, sarà eternamente tuo.

»

Nel settembre del 1833 Leopardi, dopo aver ottenuto il modesto assegno dalla famiglia, partì per Napoli con Ranieri, sperando che il clima mite di quella città potesse giovare alla sua salute. Sugli anni a Napoli, Antonio Ranieri dichiarò:

«Quivi Leopardi, mentre che io, lasciatone il mio antico letto, dormiva in una camera non mia (cosa che, nelle consuetudini del paese, massime in quei tempi, toccava quasi lo scandalo), per dormire accanto a lui, ebbe, una notte, la strana allucinazione, che la signora di casa avesse fatto disegno sopra una sua cassetta, nella quale egli non riponeva mai altro che non nettissimi arnesi da ravviare i capelli, e le cesoie [...]

»

Pare infatti che la padrona di casa volesse cacciarli, per timore che Leopardi fosse portatore di mwbeatubercolosi polmonare infettiva; Leopardi sosteneva, invece, che la donna volesse rubargli oggetti di sua proprietà, mentre Ranieri credeva che soffrisse di paranoie e non ci faceva caso.cite-ref-118[117]

Nell'aprile 1834 Leopardi ricevette visita da mwbeyAugust von Platen, che nel suo diario scrisse:

(tedesco)

«Leopardi ist klein und bucklicht, sein Gesicht bleich und leidend [...] er den Tag zur Nacht macht und umgekehrt [...] führt er allerdings ein trauriges Leben. Bei näherer Bekanntschaft verschwindet jedoch alles [...] die Feinheit seiner klassischen Bildung und das Gemütliche seines Wesens nehmen für ihn ein.

»

(italiano)

«Leopardi è piccolo e gobbo, il viso ha pallido e sofferente [...] fa del giorno notte e viceversa

[...] conduce una delle più miserevoli vite che si possano immaginare. Tuttavia, conoscendolo più da vicino [...] la finezza della sua educazione classica e la cordialità del suo fare dispongon l'animo in suo favore.

»

Intanto le mwbfoOperette morali subirono una nuova mwbfscensura da parte delle autorità mwbfwborboniche, a cui seguì la messa all'mwbf0Indice dei libri proibiti dopo la censura mwbf4pontificia, a causa delle idee materialiste esposte in alcuni "dialoghi". Leopardi così ne parlava in una lettera a Luigi De Sinner: «La mia filosofia è dispiaciuta ai preti, i quali e qui e in tutto il mondo, sotto un nome o sotto un altro, possono ancora e potranno eternamente tutto».cite-ref-122[121]

Durante gli anni trascorsi a Napoli si dedicò alla stesura dei mwbgumwbgyPensieri, che raccolse probabilmente tra il 1831 e il 1835 riprendendo molti appunti già scritti nello mwbgcmwbggZibaldone, e riprese i mwbgkmwbgoParalipomeni della Batracomiomachia che, iniziati nel 1831, aveva interrotto. A quest'ultima opera lavorò fino agli ultimi giorni di vita, assistito dal Ranieri. Di quest'opera incompiuta, in ottave, ampiamente influenzata sia dalla pseudo-omerica mwbgsBatracomiomachia (che già Leopardi aveva tradotta in gioventù, e di cui continua la trama) che dal poema mwbgwGli animali parlanti di mwbg0Giovanni Battista Casti, rimane autografo solo il primo canto. Ranieri affermò sempre che i successivi sette, di sua mano, furono scritti sotto dettatura di Leopardi. Le ultime ottave sarebbero state dettate da Leopardi morente poco dopo aver terminato l'ultima poesia, mwbg4Il tramonto della luna. Tuttavia, alla luce del fatto che Ranieri investì soldi dopo la morte del poeta per farli pubblicare (peraltro con poco successo finanziario), alcuni hanno espresso dubbi.

Nel 1836, quando a Napoli scoppiò un'epidemia di mwbhacolera, Leopardi si recò con Ranieri e la sorella di questi, Paolina, nella mwbheVilla Ferrigni a mwbhiTorre del Greco, dove rimase dall'estate di quell'anno al febbraio del 1837 e dove scrisse mwbhmmwbhqLa ginestra o il fiore del deserto.cite-ref-123[122] Paolina Ranieri assistette personalmente, con profondo affetto, Leopardi nei suoi ultimi anni, segnati dall'aggravamento delle sue condizioni fisiche.cite-ref-124[123]cite-ref-125[124] Paolina (1817-1878) fu «l'unica donna che lo amò, sebbene si trattasse di un amore fraterno».cite-ref-dorta1-126-0[125] Benché Ranieri in seguito cercò di sostenere il contrario, Leopardi in questi anni mantenne economicamente Paolina e Antonio con la scarsa rendita inviatagli dal padre.cite-ref-127[126]

A Napoli, nonostante la salute in peggioramento, Leopardi lavorava incessantemente componendo liriche e satire. Non seguendo le raccomandazioni dei medici, conduceva una vita abbastanza sregolata per una persona dalla salute fragile come la sua: dormiva di giorno, si alzava il pomeriggio e stava sveglio di notte; mangiava molti mwbiodolci (particolarmente mwbissorbetti e mwbiwgelati), talvolta frequentava la mensa pubblica (anche durante il periodo del mwbi0colera) e beveva moltissimi mwbi4caffè.cite-ref-128[127]cite-ref-129[128]

La morte

A Torre del Greco egli compose gli ultimi Canti: mwbj4mwbj8La ginestra o il fiore del deserto (il suo testamento poetico, nel quale si coglie l'invocazione a una fraterna solidarietà contro l'oppressione della natura) e mwbkaIl tramonto della luna (compiuto solo poche ore prima di morire). Progettava anche di tornare a Recanati per vedere il padre, o di partire per la mwbkeFrancia.cite-ref-130[129] Leopardi aveva infatti intenzione di riconciliarsi umanamente col padre di persona: il tono delle lettere a Monaldo diventò molto affettuoso negli ultimi tempi, dal formale e nobiliare "signor padre" e al mwbkyvoi delle lettere giovanili passò all'incipit "carissimo papà" e al mwbkctu. In questo periodo cominciò a ignorare le prescrizioni, pensando che non potesse comunque decidere il suo destino. In una lettera al conte Leopardi, una delle ultime di Giacomo, il poeta avverte la morte come imminente e spera che avvenga, non sopportando più i suoi mali.cite-ref-131[130]

Nel febbraio del 1837 ritornò a Napoli con Ranieri e la sorella, ma le sue condizioni si aggravarono verso maggio, anche se non in modo tale da far sospettare ai medici o a Ranieri il reale stato di salute.

Il 14 giugno di quell'anno, Leopardi si sentì male al termine di un pranzo (che abitualmente consumava all'inconsueto orario delle 17); quel pomeriggio, aveva divorato circa un chilo e mezzo di confetti cannellini, comprati da Paolina Ranieri in occasione dell'onomastico di Antonio, e bevuto una cioccolata, poi una minestra calda e una limonata (o granita fredda) verso sera.cite-ref-132[131] Fu colpito da malore poco prima di partire per mwbliVilla Carafa d'Andria Ferrigni, come era stato programmato: nonostante l'intervento del medico, l'mwblmasma peggiorò e poche ore dopo il poeta morì.cite-ref-ricerche-sulla-morte-del-conte-leopardi-133-0[132] Secondo la testimonianza di mwblgAntonio Ranieri, Leopardi si spense alle ore 21 fra le sue braccia. Le sue ultime parole furono "Addio, Totonno, non veggo più luce".cite-ref-134[133]cite-ref-135[134]

La morte fu dichiarata all'ufficio dello stato civile il giorno successivo da Giuseppe e Lucio Ranieri, i quali fecero registrare l'indirizzo del decesso (vico Pero 2, nel territorio della parrocchia della mwbmiSS. Annunziata a Fonseca) e indicarono che il fatto era avvenuto "alle ore venti".cite-ref-136[135]

Tre giorni dopo il decesso, mwbmgAntonio Ranieri pubblicò un necrologio sul giornale mwbmkIl Progresso.cite-ref-137[136]

La morte del poeta è stata analizzata da studiosi di medicina già a partire dall'inizio del mwbm8XX secolo. Molte sono state le ipotesi, dalla più accreditata (mwbnapericardite acuta con conseguente mwbnescompenso, oppure scompenso cardiorespiratorio dovuto a mwbnicuore polmonare e mwbnmcardiomiopatia, seguite a problemi polmonari e reumatici cronicicite-ref-sganzerla-6-4[6]) a quelle più fantasiose (mwbngcibo avariato, mwbnkcongestione, mwbnocoma mwbnsdiabeticocite-ref-dorta1-126-1[125] o mwboaindigestione), fino al mwboecolera stesso.cite-ref-138[137]cite-ref-139[138]cite-ref-140[139]). Nessuna delle tesi alternative, tuttavia, è riuscita a smentire il referto ufficiale diffuso dall'amico Antonio Ranieri: mwbo4idropisia polmonarecite-ref-141[140]cite-ref-142[141]cite-ref-143[142].

Questione della sepoltura

Leopardi era morto all'età di quasi 39 anni, in un periodo in cui il mwbp0colera stava colpendo la città di Napoli. Grazie ad Antonio Ranieri, che fece interessare della questione prima l'ex Ministro degli Interni mwbp4marchese di Pietracatella, e poi il mwbp8ministro di Polizia del mwbqaRegno, mwbqeFrancesco Saverio del Carretto (unico a poter concedere una deroga), le sue spoglie (secondo la versione accettata dalla maggioranza dei biografi) non furono gettate in una fossa comune, come le severe norme igieniche richiedevano a causa dell'epidemia, ma mwbqiinumate prima nella cripta e poi (nel 1844, dopo una breve riesumazione alla presenza di Ranieri, che volle anche aprire la cassa) nell'atrio della mwbqmchiesa di San Vitale Martire (oggi Chiesa del Buon Pastore), sulla via di mwbqqPozzuoli presso mwbquFuorigrotta. La lapide, spostata poi con la tomba, fu dettata da mwbqyPietro Giordani:

«

Al conte Giacomo Leopardi recanatese

filologo ammirato fuori d'Italia

scrittore di filosofia e di poesie altissimo

da paragonare solamente coi greci

che finì di XXXIX anni la vita

per continue malattie miserissima

fece Antonio Ranieri

per sette anni fino all'estrema ora congiunto

all'amico adorato MDCCCXXXVII

cite-ref-144[143

Il ministro avrebbe accettato la richiesta del Ranieri solo dopo che un chirurgo (non il medico curante Mannella) ebbe eseguita una sorta di sommaria autopsia, per poter dichiarare che la morte non fu dovuta a colera. Fin dall'inizio il racconto di Ranieri era apparso pieno di contraddizioni e molti furono i dubbi su quanto aveva dichiarato, perché le sue versioni furono diverse a seconda dell'interlocutore, facendo sospettare che il corpo del poeta fosse finito nelle fosse comuni del mwbq0cimitero delle Fontanelle, o in mwbq4quello dei colerosi (o nell'attiguo mwbq8cimitero delle 366 Fosse), destinati in quel periodo ai morti per colera o per altre cause, come attesta il registro delle sepolture della chiesa della SS. Annunziata a Fonseca di Napoli (riportante la dicitura "cimitero dei colerosi" e "sepolto id."cite-ref-145[144]) o addirittura occultate nella casa di vico Perocite-ref-146[145] e che Ranieri avesse inscenato, per un motivo recondito, un funerale a bara vuota, con la partecipazione dei suoi fratelli, del chirurgo e di un parroco compiacente, a cui avrebbe regalato dei pesci freschi.

Ranieri continuò ad affermare che le ossa erano nell'atrio della chiesa di San Vitale e che il certificato d'inumazione fosse un falso, redatto dal parroco su richiesta del ministro di Polizia onde aggirare la legge sulle sepolture in tempo di epidemia. Nel 1898 avvenne una prima ricognizione; secondo il senatore Mariotti, smentito da altri, durante i lavori di restauro di alcuni anni prima un muratore aveva rotto inavvertitamente la cassa, danneggiata dalla troppa umidità, frantumando le ossa e provocando la perdita di parte dei resti contenuti, che forse erano stati gettati nell'ossario comune o addirittura con i calcinacci, mescolando i resti con altre ossa.cite-ref-garofano-147-0[146]cite-ref-pierfrancesco-148-0[147]

Il 21 luglio 1900, alla presenza dei rappresentanti regi e del comune di Napoli, venne effettuata la ricognizione ufficiale delle spoglie del recanatese: nella cassa (un mobile adattato allo scopo clandestino dai fratelli Ranieri), troppo piccola per contenere lo scheletro di un uomo con doppia gibbosità, vennero rinvenuti soltanto frammenti d'ossa (tra cui residui delle costole, vertebre recanti segni di deformità, un femore sinistro intero, forse troppo lungo per una persona di bassa statura, e un altro femore a pezzi), una tavola di legno (con cui gli operai avevano tentato di riparare il danno alla cassa), una scarpa col tacco e alcuni stracci, mentre nessuna traccia vi era del cranio e del resto dello scheletro, per cui in seguito si arrivò anche a formulare la teoria di un suo trafugamento da parte di studiosi lombrosiani di mwbssfrenologia amici del Raniericite-ref-149[148]cite-ref-150[149].

Nonostante i dubbi, la questione venne ben presto chiusa. Secondo l'incaricato professor Zuccarelli, era plausibile che quelli fossero parte dei resti di Leopardi: il medico disse di aver rinvenuto una parte di rachide e una di sterno, entrambe deviate. Alcuni, pur pensando a un'effettiva morte per colera, credettero che Ranieri fosse riuscito davvero nell'intento di salvare il corpo dalla fossa comune corrompendo, se non il ministro, perlomeno dei funzionari incaricati. La scarpa ritrovata, o quello che ne rimaneva, venne poi acquistata dal tenore mwbtuBeniamino Gigli, concittadino di Leopardi, e donata alla città di Recanati.cite-ref-garofano-147-1[146]cite-ref-151[150]cite-ref-rep-152-0[151]

Dopo vari tentativi di traslare i presunti resti a Recanati, o a Firenze nella mwbumbasilica di Santa Croce accanto a quelli di grandi italiani del passato, nel 1939, in occasione della demolizione della chiesa di S. Vitale nell'ambito dei lavori di risanamento di Fuorigrotta, la cassa, per volontà di mwbuqBenito Mussolinicite-ref-rep-152-1[151] che esaudì una richiesta dell'mwbukAccademia d'Italia, con regio decreto di mwbuoVittorio Emanuele III che ne stabiliva l'identificazione venne riesumata di nuovo e spostata al mwbusParco Vergiliano a Piedigrotta (altrimenti detto mwbuwParco della tomba di Virgilio), nel quartiere mwbu0Mergellina (luogo poi dichiarato mwbu4monumento nazionale), dove tuttora sorge il secondo sepolcro del poeta, eretto quello stesso anno. Nei pressi venne traslata la lapide originale, mentre parte del monumento fu portata a Recanati. Questa versione è quella sostenuta ufficialmente dal Centro Nazionale Studi Leopardiani.cite-ref-153[152]

Nel 2004 lo studioso mwbvqleonardiano mwbvuSilvano Vinceti, che si è occupato della riesumazione e della identificazione dei resti di mwbvyCaravaggio, mwbvcBoiardo, mwbvgPico della Mirandola e mwbvkMonna Lisa), chiese di fare la terza riesumazione, onde verificare se quei resti siano davvero di Leopardi tramite l'esame del mwbvoDNA e del mwbvsmtDNA, comparato con quello degli attuali eredi dei conti Leopardi (Vanni Leopardi e la figlia Olimpia, discendenti diretti di Pierfrancesco, fratello minore del poeta) e dei marchesi Antici. La richiesta però fu respinta sia dalla Soprintendenza sia dalla famiglia Leopardi (tramite la contessa mwbvwAnna del Pero-Leopardi, vedova del conte Pierfrancesco "Franco" Leopardi e madre di Vanni).cite-ref-rep-152-2[151]

La posizione ufficiale della famiglia Leopardi, esplicitata dal 1898 in poicite-ref-garofano-147-2[146] e della Fondazione Casa Leopardi da loro presieduta (di cui è stato presidente fino al 2019 il conte Vanni Leopardi), è invece che i resti nel parco Vergiliano non siano del poeta e che Ranieri abbia mentito, che il corpo si trovi alle Fontanelle e che quindi la riesumazione sia inutile, dovendo altresì rispettare la tomba-mwbwycenotafio lì situata.cite-ref-154[153] Nel 2014 un altro membro della famiglia, chiamato anche lui Pierfrancesco, si è invece detto disponibile cite-ref-pierfrancesco-148-1[147], ma tale esame non è stato finora autorizzato.

Poetica e pensiero

«Cantare il dolore fu per lui rimedio al dolore, cantare la disperazione salvezza dalla disperazione, cantare l'infelicità fu per lui, e non per gioco di parole, l'unica felicità. [...] In quei canti veramente divini il Leopardi trasformò l'angoscia in contemplativa dolcezza, il lamento in musica soave, il rimpianto dei giorni morti in visioni di splendore.»

(Giovanni Papini, Felicità di Giacomo Leopardi (1939)cite-ref-156[155])

Il pensiero di Leopardi è caratterizzato, attraverso le fasi del suo mwbx8pessimismo, dall'ambivalenza tra l'aspetto lirico-ascetico della sua mwbyapoetica, che lo spinge a credere nelle «mwbyeillusioni» e lusinghe della natura, e la mwbyirazionalità speculativo-teorica presente nelle sue riflessioni filosofiche, che invece considera vane quelle illusioni, negando ad esse qualunque contenuto mwbymontologico.cite-ref-157[156]

La contraddizione tra anelito alla vita e disillusione, tra mwbyksentimento e mwbyoragione, tra «filosofia del sì» e «filosofia del no»,cite-ref-158[157] era del resto ben presente allo stesso Leopardi, il quale, secondo mwby8Karl Vossler,cite-ref-159[158] si adoperò costantemente per ricomporle, non rassegnandosi mai allo scetticismo, convinto che la vera filosofia dovesse in ogni caso mantenere i legami con l'mwbzqimmaginazione e la poesia.cite-ref-160[159] Come ha rilevato De Sanctis:

«[Leopardi] non crede al progresso, e te lo fa desiderare; non crede alla libertà, e te la fa amare. Chiama illusioni l'amore, la gloria, la virtù, e te ne accende in petto un desiderio inesausto. [...] È scettico e ti fa credente; e mentre non crede possibile un avvenire men triste per la patria comune, ti desta in seno un vivo amore per quella e t'infiamma a nobili fatti.»


Lo stesso Schopenhauer definì Leopardi come il suo "fratello meridionale" (anche per le affinità con le sue mwbz8mwbaaOperette morali).cite-ref-162[161]

Luoghi leopardiani

A Recanati

• mwba0Palazzo Leopardi: è la casa natale del poeta. Tuttora il palazzo è abitato dai discendenti e aperto al pubblico. Esso venne ristrutturato nelle forme attuali dall'architetto Carlo Orazio Leopardi verso la metà del mwba4XVIII secolo. L'ambiente più suggestivo è senza dubbio la biblioteca, che custodisce oltre 20.000 volumi, tra cui incunaboli e antichi volumi, raccolti dal padre del poeta, mwba8Monaldo Leopardi.
• Piazzuola del Sabato del Villaggio: sulla quale si affaccia Palazzo Leopardi. Lì si trova la casa di Silvia e la chiesa di Santa Maria in Montemorello (mwbbeXVI secolo), ove Giacomo fu battezzato il 30 giugno 1798.
• mwbbmColle dell'Infinito: è la sommità del Monte Tabor da cui si domina un panorama vastissimo verso le montagne e che ispirò l'omonima poesia composta dal poeta a soli 21 anni. All'interno del parco si trova il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, sede di convegni, seminari, conferenze e manifestazioni culturali. Il Colle dell'Infinito è diventato un Bene del Fai aperto a tutti.cite-ref-163[162]
• Palazzo Antici-Mattei: casa della madre di Leopardi, mwbbkAdelaide Antici Mattei, edificio dalle linee semplici ed eleganti con iscrizioni in latino.
• Torre del Passero Solitario: nel cortile del chiostro di Sant'Agostino è visibile la torre, decapitata da un fulmine e resa celebre dalla poesia mwbbsIl passero solitario.
• Chiesa di San Leopardo (mwbb0XIX secolo): venne fatta edificare dalla famiglia Leopardi insieme e nei pressi della villa affidando la progettazione all'architetto mwbb4Gaetano Koch. La cripta, a cui si accede esternamente, è la tomba gentilizia della famiglia Leopardi.
• Chiesa di Santa Maria di Varano (mwbcaXV secolo): costruita nel 1450 per i Minori Osservanti insieme al Convento annesso, dal 1873, cacciati i frati e abbattuti due lati del convento, l'orto divenne quello che ancora è il civico cimitero di Recanati. Vi si conserva ancora il pozzo di San Giacomo della Marca e affreschi nelle lunette del portico. All'interno è la tomba di famiglia dei Leopardi ove sono sepolti mwbceMonaldo e mwbciPaolina.cite-ref-164[163]cite-ref-165[164]

Altrove

• mwbc4Spoleto, Albergo della Posta (corso Garibaldi), 17 novembre 1822.
• mwbdaPalazzo Antici Mattei (mwbdeRoma, via Michelangelo Caetani), dove fu ospite dal 23 novembre 1822 alla fine d'aprile 1823.
• Roma, tomba del mwbdmTasso in mwbdqSant'Onofrio al Gianicolo, "uno dei posti più belli della terra, in mezzo agli aranci e ai lecci".
• mwbdyBologna ("ospitalissima"), convento di San Francesco (mwbdcpiazza Malpighi), primo soggiorno bolognese (17-26 luglio 1825).
• Casa Badini (29 settembre-3 novembre 1826), vicino al teatro del Corso (oggi via Santo Stefano, 33) a Bologna ("tutto è bello, e niente magnifico").
• Locanda della Pace, via del Corso, a Bologna (26 aprile-20 giugno 1827).
• Casa dell'editore Anton Fortunato Stella (1757-1833), vicino al mwbdsTeatro alla Scala a mwbdwMilano ("veramente insociale") (30 luglio-26 novembre 1825).
• mwbd4Ravenna ("qui si vive quietissimi"), ospite del marchese Antonio Cavalli (agosto 1826).
• mwbeaFirenze, "sporchissima e fetidissima città", Locanda della Fonte, nei pressi del mercato del grano e di mwbeePalazzo Vecchio (21 giugno 1827 e giorni successivi).

• Casa delle sorelle Busdraghi, via del Fosso (poi via Verdi), Firenze (giugno-novembre 1827).
• Palazzo Buondelmonti, abitazione di mwbekGiovan Pietro Vieusseux, a Firenze.
• mwbesPisa ("una beatitudine"), via Fagiuoli (casa Soderini), 9 novembre 1827-8 giugno 1828.
• Il mwbe0Lungarno pisano ("spettacolo così ampio, così magnifico, così gaio, così ridente, che innamora").
• "Una certa strada deliziosa" da lui battezzata "Via delle Rimembranze", dove va a passeggiare a mwbe8Pisa (lettera a mwbfaPaolina Leopardi del 25 febbraio 1828).
• mwbfiLevane, mwbfmCamucia e mwbfqPerugia, novembre 1828, di passaggio.
• Roma ("città oziosa, dissipata, senza metodo"), via dei Condotti 81 ("spendo qui un abisso"), con mwbfyAntonio Ranieri, da ottobre 1831 a marzo 1832.
• mwbfgNapoli, piazza Ferdinando; poi Strada nuova di Santa Maria Ognibene (casa Cammarota); poi vico Pero (tre appartamenti affittati con Ranieri e la sorella di lui Paolina).
• Villa Ferrigni, detta mwbfovilla delle Ginestre, a mwbfsTorre del Greco, alle pendici dello "sterminator Vesevo".cite-ref-166[165]

Opere

Opere in prosa

Epistolario

Di Giacomo Leopardi ci sono rimaste oltre novecento lettere, composte nell'arco di una vita e indirizzate a circa cento destinatari, tra amici e familiari (soprattutto al padre e al fratello Carlo). L'intero corpus epistolare di Leopardi è raccolto dallmwbgs'mwbgwmwbg0Epistolario, che malgrado le origini si può leggere come un'opera autonoma: questa raccolta di prose private, infatti, costituisce un fondamentale documento non solo per seguire le vicende biografiche del poeta, ma anche per comprendere l'evoluzione del suo pensiero, dei suoi stati d'animo e delle sue riflessioni culturali.cite-ref-sasd-167-0[166]

Gli interventi nel dibattito classico-romantico

Nel 1816 il giovane Leopardi prese parte all'acceso dibattito culturale innescato dalla pubblicazione del saggio mwbhqmwbhuSulla maniera e utilità delle traduzioni di mwbhyMadame de Staël: questa polemica vide schierarsi da una parte i difensori del classicismo, quali mwbhcPietro Giordani, e dall'altra i sostenitori della nuova poetica romantica.

Leopardi, amico del Giordani, si allineò alle tesi classiciste, mettendo per iscritto il proprio pensiero nella mwbhkLettera ai compositori della Biblioteca italiana (1816) e nel mwbhoDiscorso di un italiano intorno alla poesia romantica, rimasti entrambi inediti sino al 1906. Nella prima Leopardi, pur riconoscendo la bontà dell'intervento dell'autrice ginevrina, assume una posizione contraria alle istanze della lettera, nella quale si invitava il popolo italiano ad aprirsi alle nuove letterature europee. Secondo il poeta di Recanati, infatti, si tratta di un «vanissimo consiglio», essendo la letteratura italiana quella più vicina alle uniche letterature universalmente valide, ovvero quella greca e quella latina. Nel mwbhsDiscorso, invece, Leopardi approfondì la sua riflessione poetica in merito al dibattito, introducendo temi che poi diverranno centrali della poesia leopardiana, come l'opposizione tra i concetti di «natura» e «civilizzazione».cite-ref-sasd-167-1[166]

Zibaldone

Lo mwbimmwbiqZibaldone di pensieri è una raccolta di 4526 pagine autografe compilate dal luglio 1817 al dicembre 1832, nelle quali Leopardi depositò ragionamenti e brevi scritti sugli argomenti più vari. Inizialmente l'opera non era dotata dell'organicità di un testo letterario, essendo semplicemente il frutto di una scrittura immediata, di getto: Leopardi iniziò a datare i singoli testi solo a partire dal 1820, così da orientarsi agevolmente nel mwbiumare magnum di appunti (da lui definiti un «immenso scartafaccio»), arrivando perfino a stilare due indici (nel 1824 e nel 1827).cite-ref-sasd-167-2[166]

Il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani

Il mwbi0Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'italiani, composto a Recanati tra la primavera e l’estate del 1824 e rimasto inedito fino al 1906, è un breve trattato filosofico dove Leopardi analizza le peculiarità che contraddistinguono la società italiana, e le compara con il carattere, la mentalità e la moralità delle altre nazioni d'Europa. Alla fine dell'opera Leopardi giunge all'amara conclusione che l'Italia, dilaniata da un esasperato individualismo, è troppo poco civile per godere dei benefici del progresso (come in mwbi8Francia, mwbjaGermania e mwbjeRegno Unito), ma troppo civile per godere dei benefici dello «stato di natura», come accadeva nelle nazioni meno sviluppate, quali mwbjiPortogallo, mwbjmSpagna e mwbjqRussia.cite-ref-168[167]

Operette morali

Le mwbjwmwbj0Operette morali, per usare le parole dello stesso poeta, sono un «libro di sogni poetici, d’invenzioni e di capricci malinconici»: è ancora Leopardi a descrivere la propria opera in una lettera del 1826 indirizzata all'editore Stella, sottolineando «quel tuono ironico che regna in esse» e specificando che Timandro ed Eleandro sono «una specie di prefazione, e un’apologia dell’opera contro i filosofi moderni».cite-ref-botta-169-0[168]

Le mwbkmOperette, oggi considerate la più alta espressione del pensiero leopardiano, racchiudono l'essenza del pessimismo del poeta, trattando argomenti quali la condizione esistenziale dell'uomo, la tristezza, la gloria, la morte e l'indifferenza della Natura.cite-ref-botta-169-1[168]

Lmwbkk'mwbkoOperetta che sancisce il passaggio dal Pessimismo Storico al Pessimismo Cosmico è il mwbksDialogo tra la Natura e un Islandese, in cui la natura viene descritta per la prima volta come "matrigna" e malvagia.

Le opere poetiche

I Canti

I mwblamwbleCanti, considerati il capolavoro di Leopardi, racchiudono trentasei liriche composte da Leopardi tra il 1817 e il 1836.cite-ref-sasdd-170-0[169] Tra i componimenti poetici inclusi nei mwblyCanti ricordiamo mwblcmwblgSopra il monumento di Dante, lmwblk'mwblomwblsUltimo canto di Saffo, mwblwmwbl0Il passero solitario, mwbl4mwbl8La sera del dì di festa, mwbmamwbmeAlla luna, mwbmimwbmmIl risorgimento, mwbmqmwbmuA Silvia, il mwbmymwbmcCanto notturno di un pastore errante dell'Asia, mwbmgmwbmkIl sabato del villaggio, mwbmomwbmsLa ginestra e infine mwbmwmwbm0L'infinito, uno dei testi più rappresentativi della poetica leopardiana.

Le ultime opere

Durante gli anni napoletani Leopardi scrisse due opere, i mwbnamwbneParalipomeni della Batracomiomachia e mwbniI nuovi credenti. Il primo è un poemetto in ottave con protagonisti animali: «Paralipomeni», infatti, significa «continuazione» mentre «Batracomiomachia» è «battaglia dei topi e delle rane», ovvero un'opera pseudo-omerica che Leopardi aveva tradotto in gioventù. Dietro la finzione comica Leopardi qui stigmatizza il fallimento dei moti rivoluzionari napoletani del 1820-21: i topi infatti, simboleggiano i liberali, generosi ma velleitari, mentre le rane sono i conservatori papalini, che non esitano a chiamare a sé i granchi-austriaci, feroci e stupidi.cite-ref-sasdd-170-1[169]

mwbngI nuovi credenti, invece, sono un capitolo satirico in terza rima composto nel 1835 dove Leopardi esprime una spietata satira contro gli esponenti dello spiritualismo napoletano, dei quali condanna la religiosità di facciata e lo sciocco ottimismo.cite-ref-sasdd-170-2[169]

Parole d'autore

A Giacomo Leopardi si devono numerosi neologismi divenuti patrimonio diffuso (perlomeno in un linguaggio colto e sorvegliato), come "erompere", "mwbn8fratricida", "improbo", "incombere", risalenti al 1824cite-ref-f-marri-171-0[170]. Al suo tempo, questa vena creativa di Leopardi non fu apprezzata e fu oggetto degli strali di un mwboqatteggiamento purista che opponeva resistenze all'adozione, e all'accoglimento nei lessici, di neologismi d'uso forgiati in epoca successiva all'«aureo mwbouTrecento»cite-ref-f-marri-171-1[170].

In un caso, un frutto della sua creatività, "procombere", gli guadagnò accuse postume mossegli da mwbosNiccolò Tommaseocite-ref-f-marri-171-2[170], coautore del mwbpamwbpeDizionario della lingua italiana.

Poesia e musica

• mwbpumwbpyA sé stesso, romanza, versi di Giacomo Leopardi, musica di mwbpcFrancesco Paolo Frontini, mwbpgMilano, mwbpkEdizioni Ricordi, 1885.
• mwbpsmwbpwCoro di morti, versi di G. Leopardi (dal mwbp0Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie, mwbp4Operette morali), musica di mwbp8Goffredo Petrassi, madrigale dodecafonico per coro e strumenti, 1940-1941.
• mwbqeTre liriche di Goffredo Petrassi, per baritono e pianoforte, testi di Leopardi, mwbqiFoscolo e mwbqmMontale, 1944.

Nella cultura di massa

Il fatto che l'opera di Leopardi sia stata e sia ogni anno oggetto dello studio di migliaia di studenti ha determinato (come per mwbqgDante) che molte locuzioni delle sue opere siano divenute d'uso corrente. Fra le principali:

• mwbqsstudio matto e disperatissimo… (in mwbqwlettera a Pietro Giordani del 2 marzo 1818 e mwbq0mwbq4Zibaldone di pensieri);
• mwbrapassata è la tempesta… (in mwbremwbriLa quiete dopo la tempesta, 1829);
• mwbrqche fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai… (in mwbrumwbryCanto notturno di un pastore errante dell'Asia, 1829-1930);
• mwbrgnatio borgo selvaggio… (in mwbrkmwbroLe ricordanze, mwbrs1829);
• mwbr0la donzelletta vien dalla campagna… (in mwbr4mwbr8Il sabato del villaggio, 1829);
• mwbsegodi, fanciullo mio; stato soave… (in mwbsimwbsmIl sabato del villaggio, 1829);
• mwbsu…e naufragar m'è dolce in questo mare (in mwbsymwbscL'infinito, 1818-1819).

Leopardi nell'arte figurativa

Tra il 1994 e il 1998 il pittore e scultore mwbtemaceratese mwbtiValeriano Trubbiani realizzò una serie di 12 mwbtmpirografie sul tema mwbtqViaggi e transiti, dedicata ai viaggi del poeta nelle varie città della penisola: mwbtuRecanati (2), mwbtyMacerata (2), mwbtcRoma, mwbtgBologna, mwbtkPisa, mwbtoFirenze, mwbtsMilano, mwbtwNapoli (3).

Tali operecite-ref-172[171] sono esposte nel CART - Centro permanente per la Documentazione dell'Arte Contemporaneacite-ref-173[172] di mwbuyFalconara Marittima, che conserva anche altre opere di Trubbiani dedicate a Leopardi:

• 10 disegni originali realizzati dal 1971 al 1987 sul tema "Leopardi figurativo",
• 8 incisioni a colori,
• una scultura del 1990 in rame, bronzo e argento con il Poeta pensoso in osservazione di un gregge di pecore (“Move la greggia oltre pel campo e vede greggi”, ispirata al mwbusmwbuwCanto notturno di un pastore errante dell'Asia, 1829-1930),
• un'installazione scultorea sulla mwbu4Batracomiomachia ("Battaglia dei topi e delle rane") ispirata ai mwbu8mwbvaParalipomeni della Batracomiomachia leopardiani (1931-1937).

L'ispirazione prodotta in Trubbiani dall'opera leopardiana è raccontata dall'artista nel breve documentario mwbviLe Marche di Leopardicite-ref-marche-174-0[173], patrocinato dalla Regione Marche.

Leopardi nella musica pop italiana

Leopardi è citato nella mwbvkCanzone per Piero di mwbvoFrancesco Guccini e in mwbvsStai bene lì di mwbvwRenato Zero; i suoi versi sono citati anche nei titoli di mwbv0Canto notturno (di un pastore errante dell'aria) e mwbv4Il cielo capovolto (ultimo canto di Saffo), entrambe di mwbv8Roberto Vecchioni.

mwbweGiorgio Gaber, nella canzone mwbwiBenvenuto il luogo dove, contenuto nell'album mwbwmmwbwqGaber del 1984, dedicata all'Italia, parla della penisola come il luogo "mwbwudove i poeti sono nati tutti a mwbwyRecanati"cite-ref-175[174].

mwbwwFranco Battiato, nella canzone mwbw0Frammenti, contenuta nell'album mwbw4mwbw8Patriots, cita doppiamente Leopardi nei versi «La donzelletta vien dalla campagna in sul calar del sole» e «D'in su la vetta della torre antica / Passero solitario alla campagna cantando vai».

Leopardi viene citato indirettamente nella canzone mwbxeCanto del servo pastore del concept album di mwbxiFabrizio De André mwbxmmwbxqL'indiano, ispirata al componimento di Giacomo Leopardi mwbxuCanto notturno di un pastore errante dell'Asia.

I mwbxcBaustelle citano Leopardi e mwbxgLa ginestra nella canzone mwbxkmwbxoLa morte (non esiste più) dall'album mwbxsmwbxwFantasma (2013): "mwbx0Come la ginestra nata sulla pietra lavica".

Opere cinematografiche su Leopardi

• mwbyeDialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggierecite-ref-176[175] (1954), cortometraggio di mwbyyErmanno Olmicite-ref-177[176]cite-ref-178[177];
• mwbzaPisa, donne e Leopardi (2012), mediometraggio di Roberto Merlino. Leopardi è interpretato da Orazio Cioffi;
• mwbzqmwbzuIl giovane favoloso (2014), film di mwbzyMario Martone. Leopardi è interpretato da mwbzcElio Germanocite-ref-179[178]. Vari brani del film sono presenti nel programma televisivo mwbzwLeopardi, il rivoluzionario di Giancarlo Mancini, puntata della rubrica mwbz0Il tempo e la storiacite-ref-rai-180-0[179];
• mwb0mLe Marche di Leopardicite-ref-marche-174-1[173], breve documentario diretto da Alessandro Scilitani, patrocinato dalla Regione Marche.

Serie televisive

• mwb0smwb0wLeopardi - Il poeta dell'infinito (2024), mwb00miniserie diretta da mwb04Sergio Rubini, interpretato da mwb08Leonardo Maltese.

Video in rete su Leopardi

• mwb1mLeopardi, il rivoluzionario di Giancarlo Mancini, puntata della rubrica televisiva mwb1qIl tempo e la storia con mwb1uMassimo Bernardini e lo storico mwb1yLucio Villaricite-ref-181[180];
• mwb1wGiacomo Leopardi e l`importanza di Recanati, per mwb10Rai Storia, vita e opere di Giacomo Leopardi nel commento del critico teatrale mwb14Guido Davico Bonino. L’attore mwb18Umberto Ceriani legge: mwb2amwb2eL'infinito, mwb2imwb2mLa sera del dì di festa, mwb2qmwb2uAlla luna, mwb2ymwb2cLa vita solitariacite-ref-182[181];
• mwb20Ecco il vero Colle dell'Infinito descritto da Giacomo Leopardicite-ref-183[182]: Francesco Guzzini del mwb3iCentro Studi Leopardiani mostra l'itinerario che il Poeta compiva per recarsi dalla propria abitazione al punto di osservazione del paesaggio che gli ispirò mwb3mmwb3qL'infinito;
• mwb3yMarche, le scoprirai all'infinito, spot turistico della Regione Marche con il noto attore statunitense mwb3cDustin Hoffman che tenta di recitare in italiano mwb3gmwb3kL'infinito. Regia di mwb3oGiampiero Solaricite-ref-hoffman-184-0[183];
• mwb4aA casa di Giacomo Leopardi, intervista di mwb4ePippo Baudo alla contessa Olimpia Leopardi all'interno del Palazzo Leopardi di mwb4iRecanaticite-ref-185[184];
• mwb4gUn Leopardi inedito raccontato da Novella Bellucci e Franco D'Intino nella puntata di mwb4kmwb4oVisionari del 15 giugno mwb4s2015, mwb4wprogramma televisivo condotto da mwb40Corrado Augias su mwb44Rai 3cite-ref-186[185];
• mwb5qL'arte di essere fragili - come Leopardi può salvarti la vita, intervista allo scrittore mwb5uAlessandro D'Avenia sul suo omonimo libro e spettacolo teatrale (mwb5y2016)cite-ref-187[186].

Inoltre, sono pubblicate in rete numerose letture/interpretazioni dei principali canti leopardiani da parte dei più importanti attori italiani. Fra questi si possono ascoltare:

• mwb54Vittorio Gassman: mwb58mwb6aL'infinitocite-ref-188[187], mwb6umwb6yA Silviacite-ref-189[188], mwb6smwb6wLa sera del dì di festacite-ref-190[189], mwb7emwb7iAmore e Mortecite-ref-191[190], mwb7cmwb7gLa quiete dopo la tempestacite-ref-192[191], mwb70mwb74A se stessocite-ref-193[192];
• mwb8qCarmelo Bene: mwb8umwb8yL'infinitocite-ref-194[193], mwb8smwb8wPassero solitariocite-ref-195[194], mwb9emwb9iLa ginestra (o Il fiore del deserto)cite-ref-196[195], mwb9cmwb9gAlla lunacite-ref-197[196], mwb90mwb94La sera del dì di festacite-ref-198[197], mwb-mmwb-qIl sabato del villaggiocite-ref-199[198], mwb-kmwb-oLe ricordanzecite-ref-200[199], mwb-8mwb-aCanto notturno di un pastore errante dell'Asiacite-ref-201[200], mwb-umwb-yInno ad Arimanecite-ref-202[201]cite-ref-203[202]cite-ref-204[203], mwcammwcaqAmore e Mortecite-ref-205[204];
• mwcaoArnoldo Foà: mwcasmwcawL'infinitocite-ref-206[205], mwcbemwcbiPassero solitariocite-ref-207[206], mwcbcmwcbgA Silviacite-ref-208[207], mwcb0mwcb4Il sabato del villaggiocite-ref-209[208], mwccmmwccqLa sera del dì di festacite-ref-210[209], mwcckmwccoCanto notturno di un pastore errante dell'Asiacite-ref-211[210], mwcc8mwcdaLe ricordanzecite-ref-212[211], mwcdumwcdyLa ginestra (o Il fiore del deserto)cite-ref-213[212], mwcdsIl tramonto della lunacite-ref-214[213], mwceemwceiAll'Italiacite-ref-215[214], mwcecmwcegAlla lunacite-ref-216[215];
• mwce4Giorgio Albertazzi: mwce8mwcfaL'infinitocite-ref-217[216];
• mwcfyNando Gazzolo: mwcfcmwcfgL'infinitocite-ref-218[217];
• mwcf4Gabriele Lavia: mwcf8mwcgaL'infinitocite-ref-219[218], mwcguLavia dice Leopardicite-ref-220[219];
• mwcgsAlberto Lupo: mwcgwmwcg0Ultimo canto di Saffocite-ref-221[220];
• mwchmElio Germano, nel film mwchqmwchuIl giovane favoloso di mwchyMario Martone: mwchcmwchgL'infinitocite-ref-222[221], parte de mwch0mwch4La ginestra (o Il fiore del deserto)cite-ref-223[222], la prima parte de mwcimmwciqLa sera del dì di festacite-ref-224[223], un brano di mwcikmwcioAmore e Mortecite-ref-225[224], l'ultima parte di mwci8mwcjaAspasiacite-ref-226[225].

Il Centro Nazionale di Studi Leopardiani

Il 1 luglio 1937, nel primo centenario della morte del poeta, fu istituito a mwcjcRecanati il mwcjgCentro Nazionale di Studi Leopardiani.

Esso ha come scopo la promozione di ricerche e studi su Giacomo Leopardi in campo storico, biografico, critico, linguistico, filologico, artistico, filosofico.

Note

Esplicative

cite-note-43N 1. Spesso nell'epistolario afferma di soffrire il freddo e di coprirsi le gambe con una coperta di lana.

Bibliografiche

cite-note-11. Commissionato da Antonio Ranieri nel 1842, venne realizzato sulla base della maschera mortuaria, del ritratto di Leopardi sul letto di morte di Angelini e delle descrizioni fisiche fatte dal Ranieri e da sua sorella Paolina; Domenico Morelli lavorò per molto tempo al ritratto, a causa delle insistenze di Ranieri sui più piccoli particolari dell’aspetto del poeta e perciò, dallo stesso Ranieri e da altri testimoni, venne definito come il più fedele e realistico fra i ritratti di Leopardi, raffigurato con l'aspetto che aveva negli anni della sua vita, sia nei tratti somatici che nel vestiario e nell’acconciatura; tuttavia, alcuni critici hanno però argomentato che sia un ritratto comunque "idealizzato", in quanto Morelli (quattordicenne nel 1837) non vide mai Leopardi dal vivo.
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cite-note-33. mwclq mwcly«Questo io conosco e sento, / Che degli eterni giri, Che dell'esser mio frale, / Qualche bene o contento Avrà fors'altri; a me la vita è male» mwclk(Giacomo Leopardi, mwclomwclsCanto notturno di un pastore errante dell'Asia, vv. 100-104)
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cite-note-1414. Lettera di G. Leopardi (Recanati) a Pietro Colletta (Livorno), 16 gennaio 1829: mwcqked atteso ancora che il patrimonio di casa mia, benché sia de' maggiori di queste parti, è sommerso nei debiti.
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cite-note-482. «Di contenti, d'angosce e di desio, / Morte chiamai più volte, e lungamente / Mi sedetti colà su la fontana / Pensoso di cessar dentro quell'acque / La speme e il dolor mio. Poscia, per cieco / Malor, condotto della vita in forse, / Piansi la bella giovanezza, e il fiore / De' miei poveri dì, che sì per tempo / Cadeva: e spesso all'ore tarde, assiso / Sul conscio letto, dolorosamente / Alla fioca lucerna poetando, / Lamentai co' silenzi e con la notte / Il fuggitivo spirto, ed a me stesso / In sul languir cantai funereo canto» (mwcecLe ricordanze, vv. 104-118)
cite-note-4948. mwcesGiuseppe Sergi e mwcewGiovanni Pascoli furono i primi a ipotizzare la malattia, "diagnosi" ripresa poi da mwce0Pietro Citati e altri, e considerata probabile causa della deformità fisica e dei problemi di salute di Leopardi anche da una ricerca scientifica condotta nel 2005 da due medici pediatri recanatesi, Edoardo Bartolotta e Sergio Beccacece.
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cite-note-citati2-5857. mwciamwcieCitati,mwcii p. 63 e segg.
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cite-note-6463. Cfr. pag. 118 del ms. dello mwckyZibaldone, con pensiero del 2 luglio mwckc1820: "[...] nel 1819 dove privato dell'uso della vista, e della continua distrazione della lettura, cominciai a sentire la mia infelicità in un modo assai più tenebroso [...]".
cite-note-6564. mwcksmwckwCitati,mwck0 p. 82 e segg.
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cite-note-673. Secondo Roberto Tanoni risalente invece intorno al 1825-26.
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cite-note-6968. Cecchi, Sapegno, mwcmqop. cit., p. 803.
cite-note-7069. «Lasciando da parte lo spirito e la letteratura, di cui vi parlerò altra volta (avendo già conosciuto non pochi letterati di Roma), mi ristringerò solamente alle donne, e alla fortuna che voi forse credete che sia facile di far con esse nelle città grandi. V'assicuro che è propriamente tutto il contrario. Al passeggio, in Chiesa, andando per le strade, non trovate una befana che vi guardi. (...) Trattando, è così difficile il fermare una donna in Roma come a Recanati, anzi molto più, a cagione dell'eccessiva frivolezza e dissipatezza di queste bestie femminine, che oltre di ciò non ispirano un interesse al mondo, sono piene d'ipocrisia, non amano altro che il girare e divertirsi non si sa come, non... (mwcmgomissis) (credetemi) se non con quelle infinite difficoltà che si provano negli altri paesi. Il tutto si riduce alle mwcmkdonne pubbliche, le quali trovo ora che sono molto più circospette d'una volta, e in ogni modo sono così pericolose come sapete.» Il passo omesso dalla pubblicazione dell'epistolario venne censurato alla prima edizione (1937), ed è stato ripristinato solo in edizioni recenti, come quella dei mwcmoMeridiani del 2006, poiché troppo esplicito ("non la danno"); cfr. mwcmsmwcmwmwcm0mwcm4mwcm8Il senso di Leopardi per la donna di cittàmwcna mwcne(archiviato dall'mwcniurl originale il 27 marzo 2014).
cite-note-7170. mwcnyPierluigi Panza, mwcncLa casa di Silvia (amata da Leopardi) restaurata e aperta, in mwcngCorriere della Sera, 29 giugno 2017.
cite-note-cita-citati-p214-225-7271. mwcn4mwcn8Citati,mwcoa pp. 214-225.
cite-note-7372. mwcoqmwcouCitati,mwcoy pp. 222-225.
cite-note-745. L'eliografia, metodo di riproduzione messo a punto da mwcooJoseph Nicéphore Niépce nel 1822, fu da questi usato per la mwcosprima fotografia nel 1826 (precedente di 13 anni il mwcowdagherrotipo).
cite-note-7574. mwcpamwcpeCitati,mwcpi pp. 275-280.
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cite-note-8079. Per lui scrisse, nel 1835, la celebre mwcqoPalinodia al marchese Gino Capponi
cite-note-8180. Niccolini era già stato l'ispiratore del personaggio di Lorenzo Alderani delle mwcq4mwcq8Ultime lettere di Jacopo Ortis
cite-note-8281. «Ora bisogna che io scriva a quel maledetto gobbo, che s'è messo in capo di coglionarmi» (Lettera di Gino Capponi a Gian Pietro Vieusseux)
cite-note-8382. mwcrymwcrcmwcrgUna stroncatura per il Leopardi mwcrk(archiviato dall'mwcrourl originale il 26 febbraio 2014).; mentre fu più meditato e indulgente il giudizio dato dal Capponi stesso, in tarda età, sulla poesia e su Leopardi stesso.
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cite-note-8786. Cfr. lettera di G. Leopardi (Recanati) a Pietro Colletta (Livorno), 16 gennaio 1829, in cui dichiara di aver percepito mwct0venti scudi romani (diciannove fiorentini) al mese.
cite-note-8887. Lettera a P. Colletta del 2 aprile 1830, come citato in Marco Moneta, mwcueL'officina delle aporie: Leopardi e la riflessione sul male negli anni dello Zibaldone, FrancoAngeli, Milano, 2006, mwcuimwcummwcuqpag. 253 mwcuu(archiviato dall'mwcuyurl originale il 26 ottobre 2014)..
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cite-note-9392. Camillo Antona-Traversi, mwcv0I genitori di Giacomo Leopardi: scaramucce e battaglie, 2 voll., Recanati, A. Simboli, 1887-91: mwcv4mwcv8mwcwavol. 1, pag. 180 mwcwe(archiviato dall'mwcwiurl originale il 26 ottobre 2014)..
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cite-note-225224. mwd3aElio Germano, nel film mwd3emwd3iIl giovane favoloso di mwd3mMario Martone, interpreta un brano di mwd3qmwd3uAmore e Morte: mwd3yhttps://www.youtube.com/watch?v=VD_6V0YXc8I
cite-note-226225. mwd3oElio Germano, nel film mwd3smwd3wIl giovane favoloso di mwd30Mario Martone, interpreta l'ultima parte di mwd34mwd38Aspasia: mwd4ahttps://www.youtube.com/watch?v=gcoJ3eQ_pr4

Bibliografia

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• mwd4kMario Picchi, mwd4oStorie di casa Leopardi, Milano: Camunia, 1986; poi Milano: Rizzoli, 1990
• mwd4wRenato Minore, mwd40Leopardi. L'infanzia, le città, gli amori, Milano: mwd44Bompiani, 1987 (nuova ed. a cura di Vincenzo Guarracino, 1997)
• mwd5aRolando Damiani, mwd5eAlbum Leopardi, Milano: Mondadori «mwd5iI Meridiani», 1993
• mwd5qAttilio Brilli, mwd5uIn viaggio con Leopardi, Bologna: mwd5yIl Mulino, 2000
• Rolando Damiani, mwd5gAll'apparir del vero. Vita di Giacomo Leopardi, Milano: Mondadori «Oscar Saggi» 723, 2002
• citerefd-ortaMarcello D'Orta, All'apparir del vero: il mistero della conversione e della morte di Giacomo Leopardi, Piemme, 2012.
• citerefcitatiPietro Citati, Leopardi, Milano, Mondadori, 2010.
• mwd5wScrivimi se mi vuoi bene. Lettere e pagine fra Natale e anno nuovo, a cura di Filippo Elli, Valerio Rossi, Novara, mwd50Interlinea edizioni, 2016

Voci correlate
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Collegamenti esterni

• mwd6wLeopardi e la matematica, su mwd60Matmedia.it
• Sito ufficiale, su leopardi.it.
• citereftreccani-itLeopardi, Giacomo, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaGiovanni Ferretti, LEOPARDI, Giacomo, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1933.
• citerefenciclopedia-dell-italianoRiccardo Tesi, Leopardi, Giacomo, in Enciclopedia dell'Italiano, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefdizionario-di-filosofia-2009Leopardi, Giacomo, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
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• citerefencyclopedia-of-science-fiction(EN) Giacomo Leopardi, su The Encyclopedia of Science Fiction.
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• citerefaccademici-della-cruscaGiacomo Leopardi, su accademicidellacrusca.org, Accademia della Crusca.
• citerefliber-liberOpere di Giacomo Leopardi, su Liber Liber.
• citerefmlolOpere di Giacomo Leopardi, su MLOL, Horizons Unlimited.
• citerefopen-library(EN) Opere di Giacomo Leopardi / Giacomo Leopardi (altra versione), su Open Library, Internet Archive.
• citereflibrivox(EN) Audiolibri di Giacomo Leopardi, su LibriVox.
• citerefopen-library(EN) Opere riguardanti Giacomo Leopardi, su Open Library, Internet Archive.
• citerefgoodreads(EN) Giacomo Leopardi (autore), su Goodreads.
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• (EN) Giacomo Leopardi, su Discogs, Zink Media.
• (EN) Giacomo Leopardi, su MusicBrainz, MetaBrainz Foundation.
• mwd7aCentro nazionale di studi leopardiani - Recanati, su centrostudileopardiani.it.
• mwd7iCarte Leopardi. I manoscritti autografi di Giacomo Leopardi conservati nella Biblioteca digitale della Biblioteca Nazionale di Napoli, su dl.bnnonline.it.
• mwd7qBibliografia e opere complete di Giacomo Leopardi, su interbooks.eu.
• mwd7yOpere di Giacomo Leopardi., testi con concordanze, lista delle parole e lista di frequenza.